La struttura

L’Albergo dei Poveri nasce a partire dalla seconda metà del Seicento quale istituto di assistenza pubblica destinato all’accoglienza di varie categorie di cittadini disagiati.

Fu il patrizio genovese Emanuele Brignole, una vita spesa con impegno continuo e zelante nelle opere di misericordia, a farsi promotore della costruzione della struttura, dopo aver ricevuto dal Magistrato della Sanità l’incarico di scegliere ed acquisire un sito idoneo a collocare un edificio di grandi dimensioni, avente lo scopo di ospitare in particolare quegli sfortunati che avrebbero avuto minori possibilità di condurre una vita autosufficiente.

 

L’edificazione, avviata nel 1656 nel cuore della valletta di Carbonara, fu lunga e laboriosa e si protrasse per quasi duecento anni a causa, in primo luogo, dell’infuriare della Grande Peste (negli scavi delle fondamenta verranno seppelliti circa 10.000 cadaveri) ma anche e soprattutto della difficoltà di porre una struttura così rigida ed estesa su un terreno in pendenza. Il progetto dell’Albergo prevedeva infatti un impianto quadrato entro cui si inseriva un organismo a croce greca destinato al culto, che definiva quattro cortili indipendenti. Una scelta, questa, che seguiva una ormai codificata tradizione ospedaliera basata sul modello dell’Ospedale Maggiore di Milano elaborato dal Filarete, punto di riferimento imprescindibile per questo genere di edifici.
I primi “ospiti” arrivano all’Albergo nel 1666.ispirazione dal quattrocentesco modello del Filarete per l’Ospedale Maggiore di Milano. Ed infatti la maggiore difficoltà incontrata fu quella di collocare, nella stretta e scoscesa valle di Carbonara, una struttura dall’impianto così rigido ed esteso.

 

L’incarico di sovrintendere alla gestione di questo mastodontico complesso è ancora una volta affidata al Brignole. E proprio nel tipo di organizzazione interna scelta per l’Albergo starà la novità più consistente di questa struttura, che ne farà la prima del genere presente in Italia. Si sarebbe infatti trattato di un reclusorio basato sul lavoro. Ciò significa che le attività manuali, viste come forma di autofinanziamento e al tempo stesso come strumento di salvezza spirituale, scandivano insieme con la preghiera la giornata degli internati che, per l’appunto, non potevano mai lasciare l’Albergo, né di giorno né di notte, salvo casi eccezionali. Nel 1694 si contavano fino a 2.600 internati.

emanuele brignole - Albergo dei Poveri Genova

Ritratto di Emanuele Brignole (che indica con la mano l’Albergo dei Poveri)
Giovanni Bernardo Carbone, 1614-1683

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l'Albergo dei Poveri di Genova partecipa ai Rolli Days

L'occhio del viaggiatore che nella Superba Genova poté fermarsi a contemplare le svariate bellezze di cui ella va adorna, qui s'arresta come sorpreso: la ricchezza de' marmi, il genio dell'architettura, la maestria degli scompartimenti, l'unità di tanta varietà, tutto gli parla di chi l'ideò e lo costrusse, e forse qualche pio, nel partirsi da quel monumento di carità, asilo sicuro e tanta povertà e a tanta debolezza, benedice alla pietosa generosità di quel cuore che seppe un tanto bene procurare all'umanità bisognosa.

Sempre per iniziativa di Emanuele Brignole, l’Albergo verrà corredato di pregevoli opere d’arte, a partire dalla statua rappresentante L’Assunta, commissionata nel 1666 dal nobile genovese al celebre scultore francese Pierre Puget a quel tempo attivo a Genova.

Tale patrimonio si arricchirà nel corso dei secoli successivi grazie ai lasciti testamentari e alle donazioni da parte delle famiglie nobili ed abbienti della città ed in seguito alla soppressione degli istituti religiosi, deliberate dal governo napoleonico, e delle conseguenti requisizioni dei beni di loro pertinenza che confluirono poi all’Albergo.
La struttura architettonica e l’utilizzazione dell’Albergo dei Poveri resteranno sostanzialmente immutate fino al secolo scorso, quando viene trasformato in nosocomio.

Poi, alle soglie del terzo millennio, la svolta.

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sala delle statue dell' Albergo dei Poveri
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la-struttura_01 - Albergo dei Poveri Genova

Il 20 novembre 1991, dopo lunghe e ponderate trattative condotte fra le parti nel corso di una quindicina d’anni, l’Istituto Emanuele Brignole formalizza con l’Università di Genova un’intesa programmatica per il trasferimento a quest’ultima del diritto di superficie per 50 anni del complesso immobiliare dell’Albergo dei Poveri.

Nello stesso anno 4.500 studenti di Giurisprudenza e di Scienze Politiche faranno il loro ingresso all’Albergo, i cui spazi vengono opportunamente riadattati per un utilizzo didattico dall’architetto Enrico Bona.

Profilo storico a cura della dott.ssa Annamaria de Marini, autrice del libro “L’Albergo dei Poveri apre le porte all’Università” ed. Giuffré 2000.
Nel frattempo, i 490 ricoverati dell’Albergo iniziano a traslocare in residenze per anziani, edifici più moderni e confortevoli, dotati di camere private e di un’assistenza sanitaria di qualità, ubicati in vari quartieri della città.